favole

C’era una volta un indiano lontano, raccoglie le erbe in un sacco di iuta, mette il cappello da asino ciuco, ride, corre , inciampa e mi allunghi un gioco di stoffa. C’era una volta il rosario ,le ave maria nel mese di maggio. C’era una volta la foto di nonna sul nero comò sorrideva felice. La candela non brucia ché gli occhi, consumati su ricami impossibili fino alle tre del mattino, fan male. L’ago entra e esce dalle pezze di seta, non fa rumore sul tavolo in cucina, la voce di zia Ninetta da lontano chiama, odio quella voce mi distrae dai tuoi gesti. Estranea e stridula interrompe i giochi. Occhi negli occhi, tranquilli e verdi, stendi una mano, cerchi la mia, le ossa fan male, sono piccole, bianche e fragili quelle mani ormai rotte, con le unghie ancora di rosso laccate . E le rivedo quelle unghie, belle lunghe laccate , cucire punti su punti mentre allungano orli e disegnano colori per signore troppo grasse. C’era una volta penso e risento la tua voce cantare musiche senza tempo. C’era una volta e la luce va via dal cortile bollente.. C’era una volta e la vecchina diventa fatina , il cavallo si azzoppa e il vento non soffia. C’era una volta e l’ago si ferma .Il pedale veloce copre la tua voce che si cheta e più non parla. Le labbra in preghiera ormai contano i punti. C’era una volta caramelle di carta velina che sporcano le dita di zucchero candido. C’era una volta e l’orologio conta le ore di un distacco veloce. C’era una volta Babbo Natale, la Befana, moglie marito e amanti felici di favole antiche. C’era una volta una bimba un gioco e un ago insieme cucivano favole di vita. C’era una volta.. e ormai non c’è più, non son brava a raccontar le tue storie, non sono brava e raccontar il dolore di una favola persa per sempre, non son brava a nascondermi mentre la luce del giorno illumina le labbra e tu dici “Sta sorgendo di nuovo il sole.” E io penso che abbiamo rubato un’ altra ora di vita.

QUANDO SI SPEZZA UN CUORE

Se un piatto o un bicchiere cadono a terra senti un rumore fragoroso.
Lo stesso succede se una finestra sbatte, se si rompe la gamba di un tavolo o se un quadro si stacca dalla parete. Ma il cuore, quando si spezza, lo fa in assoluto silenzio. Data la sua importanza, ti verrebbe da pensare che faccia uno dei rumori più forti del mondo, o persino che produca una sorta di suono cerimonioso, come l’eco di un cembalo o il rintocco di una campana. Invece è silenzioso, e tu arrivi a desiderare un suono che ti distragga dal dolore.  Se rumore c’è, è interno.  Un urlo che nessuno all’infuori di te può sentire. Un boato così forte che le orecchie rintronano e la testa fa male. Si dimena nel petto come un grande squalo bianco intrappolato nel mare; ruggisce come la mamma orsa a cui è stato rapito il cucciolo. Ecco cosa sembra e che rumore fa. È un’enorme bestia intrappolata che si agita, presa dal panico; e grida come un prigioniero davanti ai propri sentimenti. L’amore è così…nessuno ne è indenne. È selvaggio, infiammato come una ferita aperta esposta all’acqua salata del mare, però quando si spezza il cuore non fa rumore. Ti ritrovi a urlare dentro e nessuno ti sente.

Il lupo vestito da agnello…ovvero come ti rigiro la frittata

Quello che lascia stupiti è la facilità con cui un lupo riesce a travestirsi da agnello sacrificale. Un lupo resta un lupo e viene sempre annusato e riconosciuto dalle bestie sue simili. Quello che lascia stupiti è la faciloneria con cui si decantano le virtù del lupo. Internet è un mondo strano. Più strano del mondo reale. Chi non riesce ad accettare la realtà, quasi sempre si rifugia sul web. E’ capitato a me, capita a tanti ed è inutile nascondersi, negandolo e trovando alibi.   Sono giorni di tragedia, sono giorni in cui il dolore passa dalla tv alla testa. Giorni in cui la natura, unita all’incuria del genere umano, urla la sua bestialità. Sono giorni in cui il dolore lascia il cervello vuoto. In questi giorni bisognerebbe scoprire il senso della vita. In questi momenti sarebbe opportuno che i lupi tacessero. Il pianto delle persone che hanno appena seppellito i propri cari lacera il silenzio della stanza. Scrivo di queste cose e un senso di nausea mi assale. Sento  l’inutilità delle parole. Ci sono momenti in cui tacere sarebbe un dovere.  Ma non si può. Tutto passa in seconda linea quando l’ego emerge. Esistono uomini e donne che dopo essersi lavato la bocca con le belle parole, dopo aver giudicato e condannato scrittori, padri e madri, si convincono di essere al centro del mondo, di essere infallibili, di essere “verbo” e perdono ogni freno inibitore. Si leggono ovunque e dovunque. In ogni singola parola o post o commento, si convincono di essere perseguitati e perseguitano. Un vortice senza senso e senza fine. Sono anni che sporadicamente mi affaccio sul web, sono anni che la nausea per un mondo a cui non sento più di appartenere mi stringe la gola, e ogni volta, ogni volta c’è qualcuno che litiga e quel qualcuno è sempre la stessa. Basta poco per essere oggetto delle sue “critiche” e delle sue persecuzioni, un commento non capito, una frase che non è come lei vorrebbe, e scattano i chiarimenti, i bacchettamenti. Si è autoinvestita di una carica. E’ la padrona di myblog. Si è suoi amici o nemici. Non ci sono vie di mezzo. Non esistono zone grigie. Chi è con lei la pensa come lei, parla come lei, condivide e suoi amici e soprattutto le dà sempre ragione. Chi osa non pensare come lei, chi osa esprimere la sua opinione, chi osa contraddirla diventa “molestatore”, sinistroide, o peggio “stupratore”. Perché poi a quel punto lo stupratore non ha più nazionalità. Tempo fa, per questa persona Roberto Saviano si era arricchito parlando di camorra, dopo “che tempo che fa”, è diventato eroe nazionale, eppure è sempre lo stesso Saviano. Potenza dei media. Ormai myblog è diviso in fazioni, pro e contro. Il gruppo di chi è con lei e il gruppo che è contro di lei. Una cosa molto strana. Due sue care amiche, non hanno mai tempo per il web, ma guarda caso appena il sentore di una lite compare all’orizzonte entrambe hanno tempo. Eppure affermano a gran voce di non raccogliere provocazioni, di essere fuori dal giro. Strano, molto strano. La stessa accusa può , giustamente essere rivolta a me. Sarebbe, anzi è giusto. Non ci sono mai, ma se un amico mi chiama corro. Sempre. Nel blog come nella vita. Chi mi conosce sa che è così. Chi scrive di persecuzioni non sa cosa sia. Chi era con me anni fa in questo posto sa cosa ho subito per colpa di un essere che evito anche di nominare. Alcuni ne hanno fatto le spese in prima persona. Un solo piccolo errore ho commesso in giro per questi lidi e l’ho pagato con la nausea del web. Per cui non parlatemi di persecuzioni. Se avete il coraggio di denunciare fatelo, se avete gli attributi per far seguire i fatti alla parole fatelo. Ricordate però che diffondere dati sensibili senza il consenso è reato. Come è reato diffondere false notizie. State rovinando una reputazione. Attenzione potreste ritrovarvi a pagare un risarcimento danni. Parlateci sul serio con un avvocato. Ed ora sia dia inizio alle danze. Buona Pasqua

Halya

Voglio credere

Voglio credere, voglio credere che in questa vita fatta di solitudine, in questa vita fatta di germogli senza padre, si rifletta un sogno, quello di guardarti mentre osservi i miei occhi. Voglio credere che in questa vita fatta di orme impresse sulla sabbia, la tua orma sia quella del sogno. Vorrei scriverti quanta sia fragile la nostra paura, la nostra voglia d’esser sinceri, il nostro desiderio di inseguire una nuvola per sempre … Vedo invece una cascata di gelo uscire dalla tua furia. Un uomo trascina lento il suo corpo fin dentro la sua tana, si nasconde, scappa dalle proprie ombre che inesorabili gli offuscano la mente.  Penso che mi manchi. Mi manchi mentre penso alle parole che mai pronuncerai per me, mi manchi nei piccoli ciuffi di pioggia che bisbigliano come coriandoli di poesia. Mi mancano le tue parole pronunciate nel vento. Mi mancano le tue mani che giocano nell’aria descrivendo piccoli sogni senza toccarmi. Un po’ per gioco, un po’ per la sacralità di una croce di pietra che sovrasta i miei giorni, un po’ per odio verso l’apatia umana, nascondo le mie parole. Pensieri distorti, offuscati dalla realtà, accarezzano la mia mente.  Gelide lame che fra dolore e piacere, tagliano le mie carni in fragili filamenti rossi che vibrano senza cielo.

Adesso che

Niente paura io non ci sono per voi , collezionisti di maschere di gesso, io colleziono sguardi di occhi che tutto sanno cogliere a priori, ho  bruciato le mie facce finte perché ero stanca dei mutamenti. Anche la mia voce tace , persa in qualche ricordo a occhi chiusi. Non sovrappongo le mie parole alle vostre. Porto nel cuore l’ignoto che sempre saprà indicarmi la luce. Non mi lascerò consumare nella dignità carnivora che trae vita da altra vita. Lascerò l’abisso scivolare nella notte adombrata di misteri, non resterò più per ore a osservare il cielo addobbato di stelle mentre l’eternità scivola fra le mie dita. Attenderò a occhi chiusi un frammento di percezione che accelererà e gonfierà le mie arterie. Finalmente guarderò allo splendore del raggio caldo dipanarsi nella luce candida. Non voglio più aspettare, non voglio più credere. Sento una melodia attraversare le parole di fuoco e scioglierle in cenere. E se il vuoto ha devastato come un mare nero,  io, metterò le ali e volerò e dimenticherò. Diventerò terra ferma ad un passo dall’universo. E finalmente darò il benvenuto alla primavera dei fiori amoreggianti.

Depressione? No grazie

Mai stata depressa io!! Mai avuto sintomi da depressione o simili, qualche amico mi dice che soffro di melanconia, e questo forse, è vero. Da qui ad essere depressi però ne corre. Confesso che avrei ottimi motivi per una depressione acuta, ma che ci volete fa? So quanto sia preziosa la vita, so quanto possa essere bella e gustosa se presa con la giusta dose di ironia e non mi lamento. Divento triste se  vedo maltrattare un bambino, ma non faccio post, se ne ho la possibilità me lo porto a casa e interesso le autorità competenti. Divento triste, anzi furiosa, se qualcuno usa violenza ad una donna, ma anche in questo caso faccio qualcosa di concreto. Non dono il cuore, quello è solo mio, e ne ho uno solo. Sarei disposta a morire per i miei figli, ma mai cadrei in depressione. Mi sento un po’ depressa quando guardo i politici in tv, ma farmi venire la depressone perché quelli ci derubano, bhe non ci penso proprio. Sto pensando di cambiare regione perché la mia è invasa dai rifiuti. Sto pensando di scappare perché non è facile vivere nelle terre di Gomorra, ma da qui a farmi venire la depressione ce ne corre.  Io amo la vita e i colori, amo il mare, e il vento, amo la gente, amo la buona cucina,amo riempire la mia casa di amici, adoro guardare i miei ragazzi che diventano “grandi”. Mi piace piangere e ridere con loro. E se a volte di nascosto da tutti piango per la perdita di una persona cara, non mi faccio vedere da nessuno. Il dolore è mio, solo mio, e me lo mastico fra i denti, come un pane troppo salato, perché il dolore quello vero, è una cosa talmente intima che il sol pensare di condividerlo con qualcuno che non ti ama lo rende ipocritamente “vistoso”.

VERGOGNATEVI !!!!!!

Ho sempre pensato che chi ha problemi seri prima o poi cerca rifugio dalla realtà trasferendosi nella virtualità.  E’ capitato a me, ed è capitato a tanti come me. Un tempo ero un’affezionata frequentatrice di questi  luoghi, un tempo ero una che ci passava la notte e anche parte del giorno. La solita trafila, un po’ di chat e il passaggio quasi obbligato al blog. Arrivai anni fa su Virgilio e non mi sono più staccata. Sono stata bene, a tratti male, ma sempre ho cercato di andare al di là del post, al di là dell’ipocrisia spicciola che qui regna sovrana. Ho conosciuto gente splendida fuori da queste pagine, gente che fa parte della mia quotidianità. Gente con cui ho mangiato e bevuto caffè. Gente che sento con regolarità. Gente che ha un volto, un nome, un cognome, un indirizzo, gente che val la pena frequentare con o senza il blog. Oddio ci sono state e ci sono genti così e così, ma è la vita, e non sempre si può vincere, l’importante è sapere accettare quel che si offre. Poi quel tempo è finito e sono diventata spettatrice di me stessa.   Ma oggi posso dire con serena tranquillità di essere fuori dai giochi del blog da molto tempo ormai. Chi mi conosce nella realtà,  ( la maggior parte di quelli che mi leggono) sa cosa mi è capitato e conosce bene la poca voglia di  polemiche o scemitaggini che ho. Ma chi mi conosce sa ,anche, che quasi mai so tenere a freno la lingua, e forse mi vuole bene anche per questo. So bene che scatenerò una valanga ma poco importa, resterò ancora poco. Myblog è diventato un gallinaio, myblog  un  tempo cortile di comari che spettegolavano allegramente prendendo un caffè e fumando una sigaretta è finito. La sua fine fu decretata tempo fa. La sua fine fu sancita dalle ipocrisie che presero il posto della voglia di conoscenza. La fine di Myblog fu ufficializzata dalla manomissione della Homepage in nome di una visibilità effimera e senza senso. Molti blogger i MIGLIORI( a mio avviso) sono andati via. Si parla di denunce, ci si insulta e tutto per che cosa? Per una pagina scritta? Ma siete usciti di testa davvero ? Ma pensate sul serio che la vostra vita sia qui? Pensate davvero che un blog possa essere una soluzione? Mi sembrate davvero una gabbia di matti. Aveva ragione la saggia Vanessa40, qui i veri matti siamo io e te che   sapendoci sani continuiamo a stare qui. Non ha più senso il blog. Io che un tempo inneggiavo a val la pena aver un blog, oggi sono pienamente cosciente che non vale più nulla. Niente conta più della realtà bella o brutta che sia, e io quella gente che viene insultata, che viene presa a calci l’ho conosciuta nella realtà, so quello che valgono e  non ci  sto al gioco al massacro per cui grido vergognatevi, abbiate almeno il pudore di vergognarvi per quello che giudicate senza conoscere.  Sembrate dei bambini che litigano per una caramella. Hai fatto il dispetto a me? Io lo faccio a te e se mi fai piangere vado da mammà… E la redazione tace, latita come ha sempre fatto. I litigi in tv, i litigi sul blog, la guerriglia nelle piazze. Fate post in cui condannate la violenza, inneggiate alla pace e poi? Quello parla con quella, quella dice a quell’altra, quella scrive stronzo e io scrivo cretina, quello mi prende a calci e io lo prendo a bastonate e avete il coraggio di dire che siete per la pace, per la non violenza, che avete comprensione, pazienza? Ma fatemi il piacere, siete solo un branco di ipocriti che alle parole non sanno far seguire i fatti. Siete come quella gente che mentre fanno una marcia di pace distruggono le vetrine o caricano i poliziotti. Siete quei sepolcri imbiancati di cui si racconta Vangelo. Non servono le denunce, nulla serve quando si spegne il cervello. Sono felice di potervi salutare, sono felice di poter dire mi sono liberata di voi, andate a fanculo. Ma una cosa tengo a dirvela, amici o nemici che siate, molti blogger stanchi delle polemiche sono emigrati verso altre piattaforme, altri ancor più disgustati hanno chiuso l’esperienza blog in negativo, vorrei vi faceste un esame di coscienza per scoprire da quando è cominciato tutto questo. Qualcuno ha nominato il Museo del Blog, vorrei che quel qualcuno ricordasse come e quando ha cominciato con il dentino avvelenato e proprio contro di me e senza conoscermi affatto. Tutti sbagliamo è vero, ma alla Signora nessuno ha detto nulla. Si era convinti che prima o poi si fosse ricreduta. Scopro invece che non è così. Le scuse fatte all’epoca erano solo belle parole. Le stesse che vengono usate per scrivere post, tranne poi lasciarsi andare nei commenti a fanatiche crociate contro questa o quello. Che pena. Mi fate pena sul serio, mi auguro che prendiate presto coscienza della futilità di questo posto e ritorniate alle vostre vite reali, che sono convinta siano molto migliori di quello che mostrate qui. Auguri gente a tutti,